apporto le dovute correzioni che mi ha segnalato Luca Rubinato. Pietà Pietà, non mettetemi alla gogna.
Prendo spunto da uno status di
Nicoletti su
Facebook e relativo alle
passioni. Le passioni sono pericolose, non sono accettate in una società morta che non è più in grado di provare qualcosa di vero. Di una società che vive una bolla speculativa emotiva che tra un po' esplodera. Se sei uomo di passione o sei matto o sei uno che lucra sulla gente.
Ieri Repubblica ha pubblicato una spalla a firma di Saviano. Vi ricorda qualcosa il nome? Si esatto, proprio quello che è stato condannato a morte dalla
Camorra, se non sbaglio, proprio dalla famiglia dei
Casalesi.
Comunque. Il pezzo erano composto di ringraziamenti a tutti coloro che lo stavano sostenendo, sia nelle alte sfere, sia tra la gente comune. Un pezzo veramente sentito di un ragazzo (ha pochi anni in meno di me...), un professionista, appassionato del suo mestiere e che lo fa con lo spirito che molti suoi colleghi hanno deciso di mettere nel cassetto. Lui stesso dice che, se avesse avuto ben presente l'evoluzione, non avrebbe mai scritto Gomorra. Ma lo ha fatto, perchè crede nel suo mestiere e ama il suo territorio.
Le malelingue e quelli che ben pensano lo sminuiscono dicendo che "però intanto i soldi lui li ha fatti". Ma anche se fosse? Scusate, non se li è meritati? E comunque sono convinto, profondamente, che se potesse veli donerebbe tutti pur di tornare alla propria vita. Sta pagando un prezzo che è molto più alto dei sui guadagni.
In giro ormai si parla di lui ovunque e ci sono sottioscrizioni e manifestazioni in qualsiasi punto della rete. E' bello, è veramente bello. Ma quanto è vero e quanto un frutto emotivo? Mi ricorda un po' i tempi di Borsellino, dopo la morte di Falcone, quando l'Italia si indignò profondamente per l'omicidio. Cala l'attenzione e Borsellino viene fatto saltare in aria. Ancora indignazione, pianti. "Basta! " Gridava la gente.
E poi... che è successo? che cosa è stato fatto. Si qualche arresto illustre, che avveniva fatalità nel periodo in cui c'era l'avvicendamento del comando all'interno delle varie famiglie. Ogni tanto qualche latitante veniva preso e cambiava base trasferendo la base operativa nel carcere di Palermo.
Ora c'è Saviano. Io lo ammiro veramente. Ma non sto li nè a indignarmi nè a fanfarare su di lui. Non voglio essere tra quelli che finita la bubbana mediatica lo abbandoneranno. Io continuerò la mia piccola lotta contro il nepotismo e il servilismo mafioso che ormai trasuda in questa nostra società.