RIFF RAFF

Cultura post-digitale

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Occhialuto ricercatore di stimoli creativi. Leggo, scrivo, ascolto la radio e vado al cinema. Mi occupo di creare sogni dai bi-sogni (qualsiasi cosa questo significhi)


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03/12/2008

RiffRaff si trasferisce su Wordpress



Era da un po' che ci pensavo, ho valutato, testato ed eccolo. Dopo più di cinque anni, RiffRaff chiude su splinder e si trasferisce su WordPress con una nuovo nome: Cultura Post Digitale.

In questi cinque anni RiffRaff ha avuto una serie di evoluzioni e trattato moltissimi temi relativi al marketing, alla comunicazione, alla politica, alla econimia, alla politica e alla società. Ma sempre in chiave culturale. Non mi interessano, infatti, i fenomeni in quanto tali ma il modo in cui impattano sulla società. Società che in questi anni si è modificata profondamente, che ha fatto della tecnologia la sua estensione naturale. Evoluzioni che hanno impattato il modo di lavorare, di socializzare e di fare politica.

Dopo cinque anni ho trovato la strada: il post-digitale. Mutuo il termine dall'ambito artistico in cui si identifica l'utilizzo delle tecnologie digitali per creare forme d'arte totalmente nuove.

La cultura post-digitale è il risultato di una evoluzione in cui la tecnologia è diventata parte integrante della vita quotidiana e genera forme di cultura totalmente nuove dove la distinzione tra virtuale e reale, che ha caratterizzato gli anni 90 e i primi del nuovo millennio, non ha più senso di esistere. Tutto va letto in chiave integrata come un differenti caratteristiche di un unico processo sociale e culturale.

Arrivederci su culturapostdigitale.wordpress.com!
12/11/2008

Il nuovo contenitore culturale padovano si chiama Sabspace



Ieri sera alle 19.30 in Via San Pietro a Padova è stato inaugurato SabSpace, il nuovo contenitore culturale nato per iniziativa di Marco Monari in collaborazione con la famiglia Alfonsi Beretta, Il comune di Padova, l'Università degli studi di Padova ed il Dipartimento di Discipline Linguistiche Comunicative e dello Spettacolo.

Associato all'omonima associazione culturale nata nel settembre 2008, il progetto intene potenziare le attività proposte fino ad oggi con la creazione di uno spazio per le esposizioni di artisti contemporanei, l'allestimento di eventi, l'organizzazione di concorsi artistici, lo studio dell'arte.

E' quindi un punto di incontro per creare contenitori sinergici e intercambiabili al fine di diventare un percorso. Le attività saranno svolte all'interno degli ambienti di Palazzo Savonarola: piano nobile, giardino, porticato e le sale Sab e Space.

Il primo appuntamento è fissato per il 29 Novembre 2008 alle ore 18.30 con l'inaugurazione della mostra "Because of hammershoi" del fotografo Enamoule Houque.
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categorie: cultura
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04/11/2008

se un business network funziona



Siamo in un'economia in recessione dove il modello finanziario ha eliminato l'economia reale, dove la relazione ed il contatto da capacità si trasforma in casta, in spirito mafioso e camorristico, dove ormai la ridistribuzione del reddito è divenuta un'utopia del secolo scorso.

In questa economia, in questa società, la rete diviene lo strumento per ridefinire il modello sociale. Una revisione che deve impattare necessariamente non solo "il modo" di fare business, ma la cultura ed i valori condivisi. E' obbigatorio il passaggio dalla visione dell'arrivismo rampante degli anni 80 e 90 a un approccio di condivisione e fiducia.

Ed è questo secondo aspetto che diventa critico. Benchè sia auspicato da più parti, alla prova dei fatti l'arrivismo vince sempre. Ed è questo il fattore critico che intravedo per molte iniziative: l'incapacità generale, poco riconosciuta e molto diffusa, di considerarsi come parte di un sistema armonico
27/10/2008

Siamo brand, viviamo da brand



Il marketing personale non è una novità, è da anni che se ne parla ufficialmente ma è sempre esistito. E come il marketing "business" anche questo ha avuto le sue evoluzioni.

L'essere costantemente on-line, condividere continuamente esperienze, informazioni, opinioni in modo così diffuso - specie con l'avvento del web 2.0 - significa passare da una gestione della propria immagine ad hoc, secondo i diversi momenti della vita (lavorativa, privata, sportiva, ludica) alla necessità di dare continuità alla propria immagine in ogni evento della vita. Quindi non può esistere un Simone Favaro sul lavoro e un altro in vita privata. Tutto converge verso un unico marchio e un'unica identità che è valutata nel suo complesso.  La brand experience è globale.

Viviamo da Brand perchè siamo brand
. Nella scelta del vestire, dei passatempi e del lavoro. Tutto confluisce contemporaneamente in noi e ciascun aspetto diventa determinante per valutare gli altri.

Chiamando in causa Bauman, il brand fa parte della vita liquida.  Gestire un brand personale significa non potersi più permettere libertà di fare. Significa necessariamente mantenere il controllo su qualsiasi aspetto della propria esistenza. Il che, sinceramente, fa un po rabbrividire. Tuttavia è qualcosa che già oggi viene fatto in modo più o meno conscio. E come per tutti i brand, occorre avere chiari obiettivi, punti di forza, punti di debolezza, analizzare il proprio contesto e sviluppare le caratteristiche che meglio si addicono al raggiungimento obiettivi.
23/10/2008

Sulle passioni vere e il pericolo di seguirle

apporto le dovute correzioni  che mi ha segnalato Luca Rubinato. Pietà Pietà, non mettetemi alla gogna.

Prendo spunto da uno status di Nicoletti su Facebook e relativo alle passioni. Le passioni sono pericolose, non sono accettate in una società morta che non è più in grado di provare qualcosa di vero. Di una società che vive una bolla speculativa emotiva che tra un po' esplodera. Se sei uomo di passione o sei matto o sei uno che lucra sulla gente.

Ieri Repubblica ha pubblicato una spalla a firma di Saviano. Vi ricorda qualcosa il nome? Si esatto, proprio quello che è stato condannato a morte dalla Camorra, se non sbaglio, proprio dalla famiglia dei Casalesi.

Comunque. Il pezzo erano composto di ringraziamenti a tutti coloro che lo stavano sostenendo, sia nelle alte sfere, sia tra la gente comune. Un pezzo veramente sentito di un ragazzo (ha pochi anni in meno di me...), un professionista, appassionato del suo mestiere e che lo fa con lo spirito che molti suoi colleghi hanno deciso di mettere nel cassetto. Lui stesso dice che, se avesse avuto ben presente l'evoluzione, non avrebbe mai scritto Gomorra. Ma lo ha fatto, perchè crede nel suo mestiere e ama il suo territorio.
Le malelingue e quelli che ben pensano lo sminuiscono dicendo che "però intanto i soldi lui li ha fatti". Ma anche se fosse? Scusate, non se li è meritati? E comunque sono convinto, profondamente, che se potesse veli donerebbe tutti pur di tornare alla propria vita. Sta pagando un prezzo che è molto più alto dei sui guadagni.

In giro ormai si parla di lui ovunque e ci sono sottioscrizioni e manifestazioni in qualsiasi punto della rete. E' bello, è veramente bello. Ma quanto è vero e quanto un frutto emotivo? Mi ricorda un po' i tempi di Borsellino, dopo la morte di Falcone, quando l'Italia si indignò profondamente per l'omicidio. Cala l'attenzione e Borsellino viene fatto saltare in aria. Ancora indignazione, pianti. "Basta! " Gridava la gente.

E poi... che è successo? che cosa è stato fatto. Si qualche arresto illustre, che avveniva fatalità nel periodo in cui c'era l'avvicendamento del comando all'interno delle varie famiglie. Ogni tanto qualche latitante veniva preso e cambiava base trasferendo la base operativa nel carcere di Palermo.

Ora c'è Saviano. Io lo ammiro veramente. Ma non sto li nè a indignarmi nè a fanfarare su di lui. Non voglio essere tra quelli che finita la bubbana mediatica lo abbandoneranno. Io continuerò la mia piccola lotta contro il nepotismo e il servilismo mafioso che ormai trasuda in questa nostra società.
21/10/2008

Il Brand B2B #2

Tempo addietro rimasi incuriosito dall'annuncio del nuovo libro di Kotler "La gestione del Brand nel B2B". Bene, l'ho acquistato e lo sto leggendo.

Ho l'impressione, per ora, che si stia parlando di qualcosa di già vecchio.
Non mi riferisco agli aspetti dell'importanza del brand, che tra l'altro condivido pienamente.
E' l'approccio al branding che non mi convince. Sa di... vecchio. Di una visione del brand industriale che poteva forse andare bene negli anni 90.  Ma mi fermo qui, perchè prima voglio arrivare in fondo.
20/10/2008

Ansia da prestazione

Autunno. Ottobre. Cadono le foglie e inizia l'ultimo trimestre. Per le imprese l'ansia da prestazione di fine anno. Si iniziano a preparare i previsionali di chiusura e tutti alla rincorsa degli obiettivi. Certo è che se si aspetta ottobre per sviluppare il business, stiamo freschi. Mi domando come sia possibile che alcuni manager siano convinti che nell'ultimo trimestre si possa portare a casa i risultati. Eventualmente si possono porre le basi per lo sviluppo dell'anno successivo.

Riflettevo così, a ruota libera. Se aspetto l'anno nuovo per definire gli obiettivi e le strategie (sempre che qualcuno le faccia), come minimo passa il primo trimestre. L'ultimo trimestre, come si sa, è praticamente impossibile chiudere contratti e portarli a ricavo nell'anno in corso, a meno che non utilizzi il vecchio trucco dell'anticipo fatture. Agosto, deo gratia, è un mese morto. Quindi mi rimangono solo 5 mesi per fare gli obiettivi aziendali.

Che ci sia qualcosa che non va nell'organizzazione?
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categorie: economia
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16/10/2008

Mi tradirai al canto del... Grillo

Mi dispiace veramente ed è con profondo rammarico che scrivo questo post.

Sono stato uno dei suoi sostenitori sin dall'inizio delle battaglie, anche quando da internet-addicted della prima ora, lo vedevo sfasciare i PC sul palco accusandoli che avrebbero rovinato il mondo.

Beppe Grillo mi ha deluso. Non solo per l'alzata di toni che ha avuto negli ultimi due anni. Non solo perchè ha lanciato questa cosa delle liste civiche per poi tirare indietro la mano. Non solo perchè, ora, invece si sta muovendo gestendo questi movimenti come uno di quei partiti politici che tanto detestava. Non solo perchè sta facendo delle critiche sterili, distruttive e senza reali alternative. Non solo perchè sta rinnegando chi, fino a ieri, gli ha permesso di vivere e di portare avanti un certo progetto.

Mi ha deluso perchè si è rivelato uno strumento, un burattino, in mano alla Casaleggio Associati. Si è rivelato un prodotto di marketing. Quello stesso marketing che lui attaccava e denigrava, additandolo come il peggiore dei mali. E lui, l'uomo duro e puro, colui che avrebbe dovuto risvegliare le coscenze (e in parte l'ha fatto) ora è un cavallo ammalato da cui gli squali di marketing stanno "ciucciando" l'inverosimile prima che si esaurisca del tutto.

Mi dispiace Beppe. Avevi la possibilità di fare la differenza.
Appunto. Avevi.
08/10/2008

E' sempre bello il costruttivismo

Esempio costruttivismo in graficaSono sempre stato affascinato dal costruttivismo e dalle declinazioni che questo ha preso in arte e architettura. Usare gli elementi per generare forme nuove in cui testi, font, colore e forme base diventano elementi integranti di nuove strutture.

Razionalità, rigore, ma allo stesso tempo dinamicità. Il futurismo e tutte le avanguardie degli anni 20 furono influenzate pesantemente da questa filosofia. Anche l'advertising classico a partire dagli anni 50 e in particolare negli anni 70 riprese molti dei principi.

Ora c'è un ritorno e, aggiungerei, finalmente. Sembra che l'era della grafica barocca stia volgendo al desìo.
Mi domando se un ritorno a questa forma d'arte, se pur con le dovute variazioni, non sia collegata anche ad aspetti socio-economici che interessano il mondo negli ultimi 15 anni. L'arte in qualsiasi sua forma, alla fin fine, è innanzitutto espressione culturale e sociale.
06/10/2008

Riflessioni su splinder e valutazioni di cambiamento

Da quando ho iniziato ad utlizzare differenti piattaforme di Blogging, mi sto rendendo conto dei limiti di Splinder nella gestione. Pur essendo flessibile nella personalizzazione dei template, inizia ad essere veramente stretto e limitato nell'operatività.


Ovviamente sto parlando della versione free:

1) Non permette il multi autore, ma su questo possiamo sorvolare
2) Non consente di tenere un archivio multimediale
3) Non permette di salvare in bozza i post
4) ha una gestione complessa delle categorie
5) Non permette la pubblicazione su altri domini

Dal canto suo ha la possibilità di includere qualsiasi tipo di script, cosa che Wordpress.com non permette.

A breve, comunque, credo cambierò piattaforma. Se dovessi stilare una classifica tra le piattaforme che ho provato ad oggi, quella che più risponde alle mie esigenze è Wordpress, anche se non dispone di moltissimi temi ed è limitata nelle personalizzazioni. Tuttavia ha una buona gestione dei post, delle pagine, ecc.